Gazzetta Ufficiale n. 246 del 21-10-1998

MINISTERO DELL'UNIVERSITA' E DELLA
RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA

DECRETO 5 agosto 1998, n. 363.
Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari
esigenze delle universita' e degli istituti di istruzione
universitaria ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo
19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed
integrazioni.

IL MINISTRO DELL'UNIVERSITA' E DELLA
RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA
di concerto con
i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanita' e per
la funzione pubblica e gli affari regionali

Vista la legge 9 maggio 1989, n. 168;
Visto l'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, come sostituito dall'articolo 1 del decreto legislativo
19 marzo 1996, n. 242;
Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n.
400;
Ritenuto che le particolari esigenze connesse al servizio espletato
negli atenei debbono essere considerate ai fini di garantire una piu'
efficace e specifica tutela della salute e della sicurezza dei
lavoratori nelle universita' e negli istituti di istruzione
universitaria, anche in relazione alle particolari caratteristiche
degli atenei stessi;
Considerato che dette particolari esigenze possono essere
individuate:
a) nella garanzia della liberta' di ricerca e di didattica, sancita
dall'articolo 33 della Costituzione, ribadita anche dall'articolo 6
della legge del 9 maggio 1989, n. 168;
b) nella peculiarita' delle universita' in quanto realta' nelle
quali si svolgono attivita' di ricerca, di didattica, di assistenza e
di servizio, per natura ed organizzazione diverse da altre attivita'
di produzione di beni o di servizi;
c) nella necessita' di garantire, con unifornita' di procedura,
l'applicazione ed il rispetto della legislazione in materia di
prevenzione, protezione, sicurezza ed igiene del lavoro nell'ambito
delle universita' e degli istituti di istruzione universitaria, nel
rispetto delle loro specificita';
d) nella necessita' di regolare le attivita' svolte nell'ambito
delle universita' dal personale docente, ricercatore, tecnico,
amministrativo, dagli studenti e dai soggetti esterni alle
universita' che operano per conto e nell'ambito delle stesse;
Considerato, altresi', che le particolari esigenze delle
istituzioni universitarie possono essere ulteriormente precisate come
segue:
a) l'universita' e' costituita da un'aggregazione di strutture
eterogenee - che risultano essere autonome con riferimento ad alcuni
settori di attivita', ma interdipendenti con riferimento ad altri -
presso le quali svolgono la loro attivita' personale docente,
ricercatore e personale tecnico ed amministrativo, ognuno sulla base
delle specifiche attribuzioni e competenze;
b) l'attivita' di ricerca e quella sperimentale, proiettandosi
verso nuove tecnologie, spesso comportano la progettazione e
l'utilizzo di prototipi di macchine, di apparecchi ed attrezzature di
lavoro, di impianti o di altri mezzi tecnici ovvero di agenti
chimici, fisici e biologici, anche all'uopo prodotti in via
innovativa, con conseguente possibilita' di rischi nuovi o non
compiutamente conosciuti, per i quali e' comunque necessaria
un'apposita valutazione, nei limiti delle attuali conoscenze;
c) il personale, sia organicamente strutturato che non, spesso
agisce anche in autonomia, sia organizzativogestionale che di
risorse, tanto presso la propria struttura, quanto presso altre
strutture;
d) l'attivita' del personale universitario si svolge secondo tempi,
modalita' ed organizzazione tali da rendere necessario individuare
indici statisticoinfortunistici diversi da quelli previsti dalla
normativa vigente, in particolare per quanto riguarda gli studenti ed
il personale docente e ricercatore;
e) le istituzioni universitarie talora utilizzano un patrimonio
edilizio ed immobiliare di particolare pregio culturale sottoposto a
vincoli di tutela, e che e' caratterizzato da una molteplicita' di
origini e di destinazioni;
f) le istituzioni universitarie svolgono nelle proprie strutture
attivita' didattiche, culturali e scientifiche, aperte anche a
persone esterne alle universita', non riconducibili fra le attivita'
scolastiche o di pubblico spettacolo;
g) le strutture universitarie (quali laboratori, aule, centri di
servizi, biblioteche, uffici, stabulari, officine, reparti sanitari)
presentano molteplici tipologie di rischio fortemente differenziate
tanto per qualita' che per intensita';
h) le frequenti collaborazioni tra universita' ed enti di ricerca,
di servizio, assistenziali e produttivi, pubblici e privati, nello
svolgimento delle quali il personale delle universita' e quello degli
enti coinvolti concorre direttamente al raggiungimento dei fini
comuni, le quali impongono la previa definizione dei ruoli onde
evitare sovrapposizioni di funzioni;
i) alcune universita' sono articolate in piu' sedi o poli;
l) l'articolazione organizzativa delle attivita' universitarie e'
definita dai singoli statuti e, pertanto, assume peculiari
connotazioni di specificita' per ciascuna sede;
m) la difficolta' di poter individuare un unico datore di lavoro,
in ragione della molteplicita' delle attivita' istituzionalmente
svolte, relative alla didattica, alla ricerca, all'assistenza, ai
servizi ed all'amministrazione, della riconosciuta autonomia delle
singole strutture e dei ricercatori, nonche' della molteplicita'
delle "unita' produttive" di riferimento;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 9 marzo 1998;
Ritenuto opportuno non aderire alla osservazione del Consiglio di
Stato di espungere dal preambolo l'articolata elencazione delle
particolari esigenze delle attivita' universitarie, contrassegnate
dalle lettere da a) ad m), in quanto tali riferimenti hanno la
finalita' di evidenziare la peculiarita' delle istituzioni
universitarie e rendere piu' comprensibile il dispositivo del
provvedimento;
Ritenuto, altresi', di non accogliere l'invito del Consiglio di
Stato ad eliminare l'articolo 1, essendo il medesimo finalizzato a
ricomprendere nell'area di applicazione del regolamento tutte le
particolari attivita' delle istituzioni universitarie che ne
costituiscono il fondamento;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri a
norma dell'articolo 17, comma 3, della citata legge n. 400/1988 (nota
n. 935/III.6/98 del 4 maggio 1998);

A d o t t a
il seguente regolamento:
Art. 1.
Campo di applicazione e particolari esigenze

1. Le norme di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626, e sue modificazioni ed integrazioni, si applicano a tutte le
attivita' di didattica, di ricerca, di assistenza, di servizio,
svolte direttamente e/o indirettamente dalle universita' e dagli
istituti di istruzione universitaria sia presso le proprie sedi che
presso sedi esterne.

Art. 2.
Soggetti e categorie di riferimento

1. Il datore di lavoro, con apposito provvedimento
dell'universita', viene individuato nel rettore o nel soggetto di
vertice di ogni singola struttura o raggruppamento di strutture
omogenee, qualificabile come unita' produttiva ai sensi del presente
articolo, dotata di poteri di spesa e di gestione. Per tutte le altre
strutture prive di tali poteri e per quelle di uso comune, il datore
di lavoro e' il rettore.
2. Si intendono per unita' produttive le strutture amministrative,
le presidenze di facolta', i dipartimenti, gli istituti, i centri di
servizio o di assistenza, le aziende universitarie istituite ai sensi
dell'articolo 4, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, nonche' ogni altra struttura singola o aggregazione di
strutture omogenee, dotate di poteri di spesa e di gestione,
istituite dalle universita' ed individuate negli atti generali di
ateneo.
3. Sono considerati laboratori i luoghi o gli ambienti in cui si
svolgono attivita' didattica, di ricerca o di servizio che comportano
l'uso di macchine, di apparecchi ed attrezzature di lavoro, di
impianti, di prototipi o di altri mezzi tecnici, ovvero di agenti
chimici, fisici o biologici. Sono considerati laboratori, altresi', i
luoghi o gli ambienti ove si svolgono attivita' al di fuori dell'area
edificata della sede - quali, ad esempio, campagne archeologiche,
geologiche, marittime -. I laboratori si distinguono in laboratori di
didattica, di ricerca, di servizio, sulla base delle attivita' svolte
e, per ognuno di essi, considerata l'entita' del rischio, vengono
individuate specifiche misure di prevenzione e protezione, tanto per
il loro normale funzionamento che in caso di emergenza, e misure di
sorveglianza sanitaria.
4. Oltre al personale docente, ricercatore, tecnico e
amministrativo dipendente dell'universita', si intende per lavoratore
anche quello non organicamente strutturato e quello degli enti
convenzionati, sia pubblici che privati, che svolge l'attivita'
presso le strutture dell'universita', salva diversa determinazione
convenzionalmente concordata, nonche' gli studenti dei corsi
universitari, i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i
borsisti ed i soggetti ad essi equiparati, quando frequentino
laboratori didattici, di ricerca o di servizio e, in ragione
dell'attivita' specificamente svolta, siano esposti a rischi
individuati nel documento di valutazione.
5. Per responsabile della attivita' didattica o di ricerca in
laboratorio si intende il soggetto che, individualmente o come
coordinatore di gruppo, svolge attivita' didattiche o di ricerca in
laboratorio.

Art. 3.
Obblighi ed attribuzioni del rettore

1. Al rettore, in quanto datore di lavoro, ai sensi del secondo
periodo del comma 1 dell'articolo 2, e quale presidente del consiglio
di amministrazione dell'ateneo, compete:
a) assicurare il coordinamento delle attivita' dei servizi di
prevenzione e protezione e l'effettuazione della riunione periodica
di prevenzione e protezione dai rischi;
b) presentare periodicamente al consiglio di amministrazione, per
le determinazioni di competenza, il piano di realizzazione
progressiva degli adeguamenti di cui all'articolo 3 del decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, tenendo conto delle risultanze
della riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi.

Art. 4.
Obblighi ed attribuzioni del datore di lavoro

1. Il datore di lavoro, quale individuato ai sensi dell'articolo 2,
provvede:
a) alla valutazione del rischio per tutte le attivita', ad
eccezione di quelle svolte in regime di convenzione con enti esterni,
come individuate nell'articolo 10. Per quanto attiene alle attivita'
specificamente connesse con la liberta' di insegnamento o di ricerca
che direttamente diano o possano dare origine a rischi, la
responsabilita' relativa alla valutazione spetta, in via concorrente,
al datore di lavoro e al responsabile della attivita' didattica o di
ricerca in laboratorio;
b) alla nomina del medico competente, secondo quanto previsto dagli
articoli 4, 16 e 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626
e, nel caso di nomina di piu' medici competenti, ad attribuire ad uno
di essi il compito di coordinamento dei medici incaricati;
c) alla elaborazione del documento di cui al comma 2 dell'articolo
4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, con la
collaborazione dei responsabili delle attivita' didattiche o di
ricerca in laboratorio, come previsto dal successivo articolo 5;
d) alla nomina del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione;
e) allo svolgimento di tutte le altre funzioni, non previste nelle
precedenti lettere a), b), c) e d), attribuitegli dalla legge che non
abbia espressamente delegato.

Art. 5.
Obblighi ed attribuzioni del responsabile
della attivita' didattica o di ricerca in laboratorio

1. Il responsabile della attivita' didattica o di ricerca in
laboratorio, nello svolgimento della stessa e ai fini della
valutazione del rischio e dell'individuazione delle conseguenti
misure di prevenzione e protezione, collabora con il servizio di
prevenzione e protezione, con il medico competente e con le altre
figure previste dalla vigente normativa.
2. Il responsabile della attivita' didattica o di ricerca in
laboratorio, all'inizio di ogni anno accademico, prima di iniziare
nuove attivita' e in occasione di cambiamenti rilevanti
dell'organizzazione della didattica o della ricerca, identifica tutti
i soggetti esposti a rischio.
3. In particolare il responsabile della attivita' didattica o di
ricerca, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze, deve:
a) attivarsi al fine di eliminare o ridurre al minimo i rischi in
relazione alle conoscenze del progresso tecnico, dandone preventiva
ed esauriente informazione al datore di lavoro;
b) attivarsi, in occasione di modifiche delle attivita'
significative per la salute e per la sicurezza degli operatori,
affinche' venga aggiornato il documento di cui al comma 2, articolo
4, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, sulla base
della valutazione dei rischi;
c) adottare le misure di prevenzione e protezione, prima che le
attivita' a rischio vengano poste in essere;
d) attivarsi per la vigilanza sulla corretta applicazione delle
misure di prevenzione e protezione dai rischi;
e) frequentare i corsi di formazione ed aggiornamento organizzati
dal datore di lavoro con riferimento alla propria attivita' ed alle
specifiche mansioni svolte.

Art. 6.
Formazione ed informazione

1. Ferme restando le attribuzioni di legge del datore di lavoro in
materia di formazione ed informazione dei lavoratori, anche il
responsabile della attivita' didattica o di ricerca in laboratorio,
nell'ambito delle proprie attribuzioni, provvede direttamente, o
avvalendosi di un qualificato collaboratore, alla formazione ed
informazione di tutti i soggetti esposti sui rischi e sulle misure di
prevenzione e protezione che devono essere adottate, al fine di
eliminarli o ridurli al minimo in relazione alle conoscenze del
progresso tecnico, dandone preventiva ed esauriente informazione al
datore di lavoro.
2. Il responsabile della attivita' didattica o di ricerca in
laboratorio e' tenuto altresi' ad informare tutti i propri
collaboratori sui rischi specifici connessi alle attivita' svolte e
sulle corrette misure di prevenzione e protezione, sorvegliandone e
verificandone l'operato, con particolare attenzione nei confronti
degli studenti e dei soggetti ad essi equiparati.

Art. 7.
Rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza

1. Nelle universita' le rappresentanze dei lavoratori per la
sicurezza di cui all'articolo 18 del decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, sono individuate fra tutto il personale di ruolo
(docente, ricercatore, tecnico ed amministrativo) purche' non rivesta
le funzioni di datore di lavoro, secondo le modalita' fissate dai
regolamenti in sede di contrattazione decentrata.
2. Le composizioni e le ulteriori attribuzioni delle rappresentanze
dei lavoratori per la sicurezza, eventualmente integrate dalle
rappresentanze studentesche, sono definite in sede di contrattazione
decentrata, tenendo conto delle particolari esigenze connesse con il
servizio espletato dalle universita', cosi' come individuate dal
presente decreto.

Art. 8.
Prevenzione incendi

1. In attesa dell'emanazione di una specifica normativa di
prevenzione incendi per le strutture universitarie, si applicano, in
materia di procedimenti di deroga, le disposizioni contenute
nell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 12
gennaio 1998, n. 37.Le motivazioni della richiesta di deroga debbono
essere formulate nel rispetto dei principi di base e delle misure
tecniche fondamentali previsti dall'articolo 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.

Art. 9.
Progettazione ed utilizzo di prototipi
e di nuovi prodotti

1. Nell'impiego di prototipi di macchine, di apparecchi ed
attrezzature di lavoro, di impianti o di altri mezzi tecnici
realizzati ed utilizzati nelle attivita' di ricerca, di didattica e
di servizio, il datore di lavoro ed il responsabile della attivita'
didattica o di ricerca in laboratorio, per quanto di rispettiva
competenza, devono:
a) garantire la corretta protezione del personale, mediante
valutazione in sede di progettazione dei possibili rischi connessi
con la realizzazione del progetto e con l'adozione di eventuali
specifiche precauzioni, sulla base delle conoscenze disponibili;
b) provvedere affinche' gli operatori siano adeguatamente formati
ed informati sui particolari rischi e sulle particolari misure di
prevenzione e protezione.
2. Le disposizioni di cui al comma precedente trovano applicazione
anche in caso di produzione, detenzione ed impiego di nuovi agenti
chimici, fisici o biologici.
3. Il datore di lavoro ed il responsabile della attivita' didattica
o di ricerca in laboratorio, per l'attuazione delle disposizioni di
cui al presente articolo, si avvalgono della collaborazione del
servizio di prevenzione e protezione, del medico competente, e delle
altre figure previste dalle disposizioni vigenti.

Art. 10.
Convenzioni nelle attivita' di ricerca, di didattica
di assistenza o di servizio

1. Al fine di garantire la salute e la sicurezza di tutto il
personale che presta la propria opera per conto delle universita'
presso enti esterni, cosi' come di quello di enti che svolgono la
loro attivita' presso le universita', per tutte le fattispecie non
disciplinate dalle disposizioni vigenti, i soggetti cui competono gli
obblighi previsti dal decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
sono individuati di intesa tra gli enti convenzionati e le singole
universita', attraverso specifici accordi. Tali accordi devono essere
realizzati prima dell'inizio delle attivita' previste nella
convenzione e, per le convenzioni gia' in corso, entro novanta giorni
dalla pubblicazione del presente decreto.
2. Le modalita' relative all'elezione o designazione delle
rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza vengono definite in
sede di contrattazione decentrata.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Roma, 5 agosto 1998

Il Ministro dell'universita'
e della ricerca scientifica e tecnologica
Berlinguer

Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Treu

Il Ministro della sanita'
Bindi

p. Il Ministro per la funzione pubblica
e gli affari regionali
Bettinelli

Visto, il Guardasigilli: Flick
Registrato alla Corte dei conti il 9 ottobre 1998
Registro n. 1 Universita' e ricerca scientifica e tecnologica,
foglio n. 162

N O T E

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge alle quali e' operato il
rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
- La legge 9 maggio 1989, n. 168, riguarda:
"Istituzione del Ministero dell'universita' e della
ricerca scientifica e tecnologica".
- Il comma 2 dell'art. 1 del decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626 (Attuazione delle direttive
89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE,
90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE
riguardanti il miglioramento della sicurezza e della
salute dei lavoratori sul luogo di lavoro), cosi' recita:
"2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, dei
servizi di protezione civile, nonche' nell'ambito delle
strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate
per finalita' istituzionali alle attivita' degli organi
con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica,
delle universita', degli istituti di istruzione
universitaria, degli istituti di istruzione ed
educazione di ogni ordine e grado, degli archivi, delle
biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche dello
Stato delle rappresentanze diplomatiche e consolari e
dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le norme del
presente decreto sono applicate tenendo conto delle
particolari esigenze connesse al servizio espletato,
individuate con decreto del Ministro competente di
concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza
sociale, della sanita' e della funzione pubblica".
- I commi 3 e 4 dell'art. 17 della legge 23 agosto
1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri),
recita:
"3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti,
per materie di competenza di piu' Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando
la necessita' di apposita autorizzazione da parte
della legge. I regolamenti ministeriali ed
interministeriali non possono dettare norme contrarie a
quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono
essere comunicati al Presidente del Consiglio dei
Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare
la denominazione di ''regolamento'', sono adottati
previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto
ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale".
- L'art. 33 della Costituzione prevede che: "L'arte e
la scienza sono libere e libero ne e' l'insegnamento. La
Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed
istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed
istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge,
nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non
statali che chiedono la parita', deve assicurare ad esse
piena liberta' e ai loro alunni un trattamento scolastico
equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E'
prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari
ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e
per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le
istituzioni di alta cultura, universita' ed accademie,
hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei
limiti stabiliti dalle leggi dello Stato".
L'art. 6 della sopra citata legge 9 maggio 1989, n.
168, e' il seguente:
"Art. 6. - 1. Le universita' sono dotate di personalita'
giuridica e, in attuazione dell'art. 33 della
Costituzione, hanno autonomia didattica, scientifica,
organizzativa, finanziaria e contabile; esse si danno
ordinamenti autonomi con propri statuti e regolamenti.
2. Nel rispetto dei principi di autonomia stabiliti
dall'art. 33 della Costituzione e specificati dalla
legge, le universita' sono disciplinate, oltre che dai
rispettivi statuti e regolamenti, esclusivamente da
norme legislative che vi operino espresso
riferimento. E' esclusa l'applicabilita' di disposizioni
emanate con circolare.
3. Le universita' svolgono attivita' didattica e
organizzano le relative strutture nel rispetto della
liberta' di insegnamento dei docenti e dei principi
generali fissati nella disciplina relativa agli
ordinamenti didattici universitari. Nell'osservanza di
questi principi gli statuti determinano i corsi di diploma,
anche effettuati presso scuole dirette a fini
speciali, di laurea e di specializzazione;
definiscono e disciplinano i criteri per
l'attivazione dei corsi di perfezionamento, di dottorato di
ricerca e dei servizi didattici integrativi.
4. Le universita' sono sedi primarie della ricerca
scientifica e operano, per la realizzazione delle proprie
finalita' istituzionali, nel rispetto della liberta' di
ricerca dei docenti e dei ricercatori nonche'
dell'autonomia di ricerca delle strutture scientifiche.
I singoli docenti e ricercatori, secondo le norme del
rispettivo stato giuridico, nonche' le strutture di
ricerca:
a) accedono ai fondi destinati alla ricerca
universitaria, ai sensi dell'art. 65 del decreto del
Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382;
b) possono partecipare a programmi di ricerca
promossi da amministrazioni dello Stato, da enti
pubblici o privati o da istituzioni internazionali, nel
rispetto delle relative normative.
5. Le universita', in osservanza delle norme di cui
ai commi precedenti, provvedono all'istituzione,
organizzazione e funzionamento delle strutture
didattiche, di ricerca e di servizio, anche per quanto
concerne i connessi aspetti amministrativi, finanziari
e di gestione.
6. I regolamenti di ateneo e quelli interni di ciascuna
struttura sono emanati con decreto del rettore nel
rispetto dei principi e delle procedure stabiliti dallo
statuto.
7. L'autonomia finanziaria e contabile delle
universita' si esercita ai sensi dell'art. 7.
8. La legge di attuazione dei principi di autonomia
di cui al presente articolo stabilisce termini e limiti
dell'autonomia delle universita', quanto all'assunzione e
alla gestione del personale non docente.
9. Gli statuti e i regolamenti di ateneo sono
deliberati dagli organi competenti dell'universita' a
maggioranza assoluta dei componenti. Essi sono
trasmessi al Ministro che, entro il termine perentorio
di sessanta giorni, esercita il controllo di legittimita'
e di merito nella forma della richiesta motivata di
riesame. In assenza di rilievi essi sono emanati dal
rettore.
10. Il Ministro puo' per una sola volta, con proprio
decreto, rinviare gli statuti e i regolamenti
all'universita', indicando le norme illegittime e quelle
da riesaminare nel merito. Gli organi competenti
dell'universita' possono non conformarsi ai rilievi di
legittimita' con deliberazione adottata dalla
maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti, ovvero
ai rilievi di merito con deliberazione adottata dalla
maggioranza assoluta. In tal caso il Ministro puo'
ricorrere contro l'atto emanato dal rettore, in sede di
giurisdizione amministrativa per i soli vizi di
legittimita'. Quando la maggioranza qualificata non
sia stata raggiunta, le norme contestate non possono
essere emanate.
11. Gli statuti delle universita' sono pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale, i regolamenti nel Bollettino
ufficiale del Ministero".
Nota all'art. 1:
- Per il titolo del decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse.
Nota all'art. 2:
- Il comma 5 dell'art. 4 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in
materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23
ottobre 1992, n. 421), cosi' come modificato dall'art.
5 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, e' il
seguente:
"5. I policlinici universitari sono aziende
dell'universita' dotate di autonomia organizzativa,
gestionale, patrimoniale e contabile. Lo statuto
dell'universita' determina, su proposta della facolta'
di medicina, le modalita' organizzative e quelle
gestionali, nel rispetto dei fini istituzionali, in
analogia ai principi del presente decreto fissati per
l'azienda ospedaliera. La gestione dei policlinici
universitari e' informata al principio dell'autonomia
economicofinanziaria e dei preventivi e consuntivi per
centri di costo, basati sulle prestazioni effettuate".
Nota all'art. 3:
- L'art. 3 del sopra citato decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, cosi' recita:
"Art. 3. - 1. Le misure generali per la protezione
della salute e per la sicurezza dei lavoratori sono:
a) valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza;
b) eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze
acquisite in base al progresso tecnico e, ove cio' non
e' possibile, loro riduzione al minimo;
c) riduzione dei rischi alla fonte;
d) programmazione della prevenzione mirando ad un
complesso che integra in modo coerente nella prevenzione
le condizioni tecniche produttive ed organizzative
dell'azienda nonche' l'influenza dei fattori
dell'ambiente di lavoro;
e) sostituzione di cio' che e' pericoloso con cio' che
non lo e', o e' meno pericoloso;
f) rispetto dei principi ergonomici nella concezione
dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e
nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche
per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo;
g) priorita' delle misure di protezione collettiva
rispetto alle misure di protezione individuale;
h) limitazione al minimo del numero dei lavoratori che
sono, o che possono essere, esposti al rischio;
i) utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici o
biologici, sui luoghi di lavoro;
l) controllo sanitario dei lavoratori in funzione
dei rischi specifici;
m) allontanamento del lavoratore dall'esposizione a
rischio, per motivi sanitari inerenti la sua persona;
n) misure igieniche;
o) misure di protezione collettiva ed individuale;
p) misure di emergenza da attuare in caso di pronto
soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei
lavoratori e di pericolo grave ed immediato;
q) uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
r) regolare manutenzione di ambienti, attrezzature,
macchine ed impianti, con particolare riguardo ai
dispositivi di sicurezza in conformita' alla indicazione
dei fabbricanti;
s) informazione, formazione, consultazione e
partecipazione dei lavoratori ovvero dei loro
rappresentanti, sulle questioni riguardanti la
sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
t) istruzioni adeguate ai lavoratori.
2. Le misure relative alla sicurezza, all'igiene ed
alla salute durante il lavoro non devono in nessun
caso comportare oneri finanziari per i lavoratori".
Nota all'art. 4:
- Il testo del comma 2 dell'art. 4 del sopra
citato decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e'
il seguente:
"2. All'esito della valutazione di cui al comma 1, il
datore di lavoro elabora un documento contenente:
a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la
sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale
sono specificati i criteri adottati per la valutazione
stessa;
b) l'individuazione delle misure di prevenzione e di
protezione e dei dispositivi di protezione
individuale, conseguente alla valutazione di cui alla
lettera a);
c) il programma delle misure ritenute opportune per
garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di
sicurezza".
Nota all'art. 5:
- Per il testo dell'art. 4 del decreto legisaltivo n.
626/1994 si veda la nota all'art. 4.
Nota all'art. 7:
- L'art. 18 del sopra citato decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, recita:
"Art. 18 (Rappresentante per la sicurezza). - 1. In
tutte le aziende, o unita' produttive, e' eletto o
designato il rappresentante per la sicurezza.
2. Nelle aziende, o unita' produttive, che occupano sino
a quindici dipendenti il rappresentante per la sicurezza
e' eletto direttamente dai lavoratori al loro interno.
Nelle aziende che occupano fino a quindici dipendenti il
rappresentante per la sicurezza puo' essere individuato
per piu' aziende nell'ambito territoriale ovvero del
comparto produttivo. Esso puo' essere designato o
eletto dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze
sindacali, cosi' come definite dalla contrattazione
collettiva di riferimento.
3. Nelle aziende, ovvero unita' produttive, con piu'
di quindici dipendenti il rappresentante per la sicurezza
e' eletto o designato dai lavoratori nell'ambito delle
rappresentanze sindacali in azienda. In assenza di
tali rappresentanze, e' eletto dai lavoratori
dell'azienda al loro interno.
4. Il numero, le modalita' di designazione o di
elezione del rappresentante per la sicurezza, nonche'
il tempo di lavoro retribuito e gli strumenti per
l'espletamento delle funzioni, sono stabiliti in sede di
contrattazione collettiva.
5. In caso di mancato accordo nella contrattazione
collettiva di cui al comma 4, il Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, sentite le parti, stabilisce
con proprio decreto, da emanarsi entro tre mesi dalla
comunicazione del mancato accordo, gli standards
relativi alle materie di cui al comma 4. Per le
amministrazioni pubbliche provvede il Ministro per la
funzione pubblica sentite le organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
6. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di
cui al comma 1 e' il seguente:
a) un rappresentante nelle aziende ovvero unita'
produttive sino a duecento dipendenti;
b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unita'
produttive da duecentouno a mille dipendenti;
c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende
ovvero unita' produttive.
7. Le modalita' e i contenuti specifici della
formazione del rappresentante per la sicurezza sono
stabiliti in sede di contrattazione collettiva
nazionale di categoria con il rispetto dei contenuti
minimi previsti dal decreto di cui all'art. 22, comma 7".
Nota all'art. 8:
- Si riporta il testo dell'art. 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37
(Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi
alla prevenzione incendi, a norma dell'art. 20, comma 8,
della legge 15 marzo 1997, n. 59):
"Art. 6. - 1. Qualora gli insediamenti o gli impianti
sottoposti a controllo di prevenzione incendi e le
attivita' in essi svolte presentino caratteristiche
tali da non consentire l'integrale osservanza della
normativa vigente, gli interessati, secondo le
modalita' stabilite dal decreto di cui all'art. 1, comma
4, possono presentare al comando domanda motivata per la
deroga al rispetto delle condizioni prescritte.
2. Il comando esamina la domanda e, con proprio motivato
parere, la trasmette entro trenta giorni dal
ricevimento, all'ispettorato regionale dei vigili del
fuoco. L'ispettore regionale, sentito il comitato tecnico
regionale di prevenzione incendi, di cui all'art. 20 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982,
n. 577, si pronuncia entro sessanta giorni dalla
ricezione, dandone contestuale comunicazione al comando
ed al richiedente. L'ispettore regionale dei vigili del
fuoco trasmette ai competenti organi tecnici centrali del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco i dati inerenti
alle deroghe esaminate per la costituzione di una banca
dati, da utilizzare per garantire i necessari
indirizzi e l'uniformita' applicativa nei procedimenti di
deroga".
- L'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica
29 luglio 1982, n. 577 (Approvazione del regolamento
concernente l'espletamento dei servizi antincendi), recita:
"Art. 3 (Principi di base e misure tecniche
fondamentali). - Per il conseguimento delle finalita'
perseguite dal presente decreto del Presidente della
Repubblica si provvede, oltre che mediante
controlli, anche mediante norme tecniche che vengono
adottate dal Ministero dell'interno di concerto con le
amministrazioni di volta in volta interessate.
Le predette norme, fondate su presupposti
tecnicoscientifici generali in relazione alle
situazioni di rischio tipiche da prevenire, dovranno
specificare:
1) misure, provvedimenti e accorgimenti operativi intesi
a ridurre la probabilita' dell'insorgere dell'incendio
quali dispositivi, sistemi, impianti, procedure di
svolgimento di determinate operazioni atti ad influire
alle sorgenti d'ignizione, sul materiale
combustibile e sull'agente ossidante;
2) misure, provvedimenti e accorgimenti operativi atti
a limitare le conseguenze dell'incendio quali
sistemi, dispositivi e caratteristiche costruttive,
sistemi per le vie d'esodo d'emergenza, dispositivi,
impianti, distanziamenti, compartimentazione e simili;
3) apprestamento e misure antincendi predisposti a cura
di titolari di attivita' comportanti notevoli livelli di
rischio ai sensi di quanto fissato dall'art. 2, comma c),
della legge 13 maggio 1961, n. 469".
Nota all'art. 10:
- Per il titolo del decreto legislativo n. 626/1994 v.
nelle note alle premesse.